Costruire la reciprocità sociale: il nuovo progetto "Il silenzio delle parole"

I disturbi dello spettro autistico raccolgono un insieme di quadri patologici caratterizzati da una generale difficoltà nello stabilire relazioni intersoggettive, causata da problemi di neurosviluppo che, alterando nei primi anni di vita la capacità di mettersi in relazione con gli altri, provocano differenti effetti cognitivi, affettivi e comportamentali (Greenspan, Trevarthen, 1998; Venuti, 2003, 2011). Le caratteristiche fondamentali della patologia, ossia le difficoltà nella costruzione della reciprocità sociale, possono essere presenti anche in individui di intelligenza normale (Rutter, 2005) ed è per questo che si parla di un ampio spettro di disordini che sono simili per qualità ma mitigati in vari aspetti e presenti anche in persone con uno sviluppo intellettivo nella norma. Attualmente quindi, non si parla più di autismo ma di disturbi dello spettro autistico o di autismi, ossia di patologie con caratteri simili ma differenti dal punto di vista dell’etiologia, delle aree cerebrali compromesse e delle manifestazioni comportamentali, simili nel loro aspetto strutturale ma diverse per intensità, qualità e quantità.

Gli interventi riabilitativi di tipo psicologico ad approccio cognitivo-comportamentale, aiutano il bambino/adolescente ad acquisire una maggiore consapevolezza comunicativa, emotiva e sociale. Le competenze acquisite necessitano di una applicabilità che può essere espressa attraverso laboratori di gruppo.

Obiettivi

Il progetto "il silenzio delle parole", a cura della Dott.ssa Daniela Marvulli, psicologa specializzata in psicopatologia dell’età evolutiva e specializzanda in psicoterapia sistemico-relazione e familiare, si pone l’obiettivo di intervenire con metodologie applicate al gruppo sulle seguenti aree:

  • Migliorare la reciprocità sociale: Intervenire sulle alterazioni dell’intersoggettività: il processo di scambio intersoggettivo è nel bambino immediato e naturale e dipende dalla produzione e dal riconoscimento di movimenti espressivi del corpo, del viso, del tratto vocale, delle mani. Molti dei semplici processi mentali alla base dell’intersoggettività sembrano essere in parte alterati nei soggetti con ASD, ad esempio la capacità di fissare e restare attenti al volto, la capacità di riconoscere espressioni emotive.
  • Incentivare l’interazione basata sullo sguardo: la tendenza innata a guardare negli occhi ha un ruolo fondamentale nell’apprendimento del bambino. La riduzione o la mancanza di contatto oculare è uno dei deficit più comuni dei disturbi dello spettro autistico (Senju e Johnson, 2009).
  • Migliorare l’attenzione Condivisa: le difficoltà nello sguardo e nel mantenere il contatto visivo sono alla base della difficoltà di un bambino/adolescente autistico di triangolare l’attenzione dal volto di un adulto all’oggetto, o nel caso di un soggetto con ASD sarebbe più opportuno dire dall’oggetto al volto di un adulto. L’importanza dell’attenzione condivisa per lo sviluppo psichico dell’individuo, soprattutto a livello linguistico, è stata ampiamente dimostrata, così come è stato tracciato nei dettagli il percorso evolutivo di quest’abilità (Tomasello, 1998; Morales et al., 2005).
  • Incrementare la gestualità: il deficit nell’uso spontaneo dei gesti significativi è evidente nei bambini/adolescenti con ASD Oltre ad usare meno gesti è stata recentemente evidenziata una difficoltà nella sincronia gesto-linguaggio (de Marchena & Eigsti, 2010). Sono compromessi sia i gesti richiestivi quali l’indicare, il mostrare che gesti dichiarativi e enfatici; anche l’imitazione dei gesti è più difficile rispetto all’imitazione di azioni (Rogers et al., 1996). L’assenza dei gesti è considerato uno degli indicatori più attendibili per la diagnosi di autismo e le difficoltà di comunicazione non verbale e verbale sono altamente correlati (Camaioni et al. 2003; Iverson & Thelen 1999; Capirci et al., 1996).
  • Migliorare la condivisione emotiva: per le difficoltà nel mantenere e sostenere lo sguardo e nell’attenzione condivisa ad un bambino/adolescente con ASD manca la capacità di guardare il volto di un adulto per decodificarne lo stato emotivo e quindi regolare sulla base di ciò i propri comportamenti. Di conseguenza non guardando, non attivano tutta quella serie di esperienze sociali che sono alla base della strutturazione delle connessioni cerebrali e degli apprendimenti. Una cascata di difficoltà che conduce ad un non adeguato funzionamento cognitivo.
  • Apprendere le regole sociali: rispettare i turni di parola, comprendere la pragmatica del dialogo, comprenderne i “detti” culturalmente appresi, permettono il rispetto delle regole sociali.

Destinatari del progetto

Bambini/adolescenti tra i 5-17 anni con spettro autistico ad Alto funzionamento.


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